La simpatica processione alla Madonna dell'Aiuto

Cembra, 1945/1950. Nella parte bassa del comune, vicino al torrente Avisio, vi erano alcune ischie (zona prativa lungo un corso d'acqua). Vi erano dunque: l'is-cia da la Porta della famiglia Dallaporta; l'is-cia Micheli della famiglia Micheli (prima apparteneva ai Canonici); l'is-cia dei Molini, l'ís-cia Grisa e l'is-cia Santuari. Il terreno era fertile, coltivato a vigneti e il torrente era ricco di pesce pregiato.
I ponti che collegavano le due sponde erano il ponte di Cantilaga, controllato dalle guardie del castello di Segonzano. A Pozzolago vi era la centrale elettrica con
il bacino, attraversato da una passerella che però non era usata perché dondolava troppo. Una vecchia strada selciata scendeva da Lona no a Pozzolago, dove c'era un altro ponte sull'Avisio in legno detto del Pedagno, gettato tra due rocce. Sotto, l”Avisio scorreva rumoroso sempre con forte corrente. La diga di Stramentizzo non era ancora stata costruita.
I rapporti tra le famiglie is-cie erano molto buoni, ma i momenti di socializzazione erano abbastanza rari: la messa, la sagra e qualche altro evento pubblico. Un'occasione particolare però era rappresentata dalla processione che partiva dai masi fino al Santuario della Madonna dell'Aiuto, vicino a Segonzano. La prima domenica dopo il 2 luglio partiva la marcia, rigorosamente a piedi, lungo sentieri e strade bianche molto strette.
Vi era anche una seconda festività: la prima domenica di settembre ricorreva la festa della Madonna che si venerava sempre nel Santuario. Coloro che abitavano in alto andavano a Faver, scendevano lungo la Corvaia, attraversavano il ponte di Cantilaga, per raggiungere il luogo desiderato. Chi viveva lungo l'Avisio invece arrivava al vecchio ponte in legno di Pedagno, lo attraversava, saliva no a Lona, poi proseguiva in direzione Segonzano. La visita era molto sentita e vi era molta partecipazione.

Al mattino presto dunque il maso era in subbuglio. In cucina si preparavano tanti pinzoti (omelette), della carne affumicata, formaggio e lucaniche. Ognuno doveva portare qualcosa: uno portava il paiolo; un altro recava una baga (recipiente di pelle di capra) con il vino; c”era chi portava dell'acquavite per farsi coraggio nell'attraversare il ponte o per disinfettare qualche eventuale ferita. Una zia cuoceva un pollo o un coniglio; i pezzi arrostiti venivano messi in un secchio per il latte.
Finalmente ci si avviava. I giovani erano in fermento perché potevano conoscere i vicini e fare amicizia con i coetanei degli altri masi; mentre i vecchi si scambiavano ricordi di guerra. La carovana proseguiva con un rumoroso vocio, ma quando si arrivava al ponte cominciavano i guai: la struttura non era in perfette condizioni, scricchiolava e ogni tanto vi era qualche fessura, così tutti si fermavano come un branco di animali spaventati.
Il vecchio Gerolamo, che era stato pompiere, si guardò intorno e vide la molta paura che serpeggiava, così decise di prendere in mano la situazione.
«Non si può attraversare il ponte come un gregge di pecore. Dobbiamo stare distanti cinque metri gli uni dagli altri e calibrare bene il peso. Una cosa raccomando vivamente a tutti: non guardate l”acqua di sotto! Nel torrente vive la “Donna dagli occhi di ghiaccio” che, se la guardate, vi fissa negli occhi e vi annega. Dovete sempre guardare avanti e mai, mai guardare di sotto».
Le sue parole aumentarono la paura.
«Passeremo il ponte così: giovani due alla volta, madri con bambini, padri con bambini, ragazze con ragazzo, uomini giovani con donne anziane, donne, anziani e per ultima la Pierona››.
Quest'ultima era una donna imponente con grossi seni e altrettanto sedere.
«Non state in mezzo, camminate di lato e appoggiatevi se volete al parapetto››.
Mia madre che aveva molta paura mi disse:
«Vieni con me, stai fermo e stammi vicino››.
Io mi vedevo già morto; mi prese per un braccio, poi ci avviammo. Il ponte sotto i nostri piedi scricchiolava; l'Avisio di sotto urlava. Come Dio volle arrivammo. Gli anziani si guardavano in faccia l”un l'altro, impauriti e molto indecisi.
«Andate voi Saverio, in guerra avete ammazzato molti nemici, siete un eroe››.
«Si, è vero, ma erano altri tempi, ero più giovane. Questo ponte cigolante e pieno di buchi mi toglie le forze».
Per fortuna c'era il portatore di acquavite.
«Bevete, bisogna farsi coraggio!››
Tutti quelli rimasti bevvero un robusto sorso, poi, uno alla volta, si avviarono. Dall'altra parte si levavano grida di incoraggiamento. Restava solamente il Rodolfo, a cui urlavano:
«Vieni avanti, stai tranquillo, sei vedovo e non hai gli, se cadi giù non ti piange nessuno››.
Restava la Pierona, imponente e piena di paura, con le lacrime agli occhi.
«La scassa 'lpont (rompe il ponte)››, dicevano dall”altra parte.
Il peso della donna era considerevole, ma bisognava assolutamente aiutare la poveretta. Il Girolamo aveva portato una fune: attraversò il ponte, legò la cima attorno alla vita e alle spalle della donna, poi le disse:
«Stai tranquilla, io vado avanti e ti tiro lentamente, tu appoggiati al parapetto. Se ci sono problemi ti tengo io, fidati».
Dall'altra parte facevano un tifo molto rumoroso.
«Forza Pierona, dai, forza che ce la fai!››
I due proseguivano lentamente nonostante qualche scricchiolio, poi all'improvviso si udì un rumore sinistro,
Non era stato il ponte a cedere, ma le budella della Pierona che avevano emesso una tremenda scoreggia.
«Scusate››, fece la Pierona tutta rossa.
<<Sacranon››, fece il Girolamo, «maledetta repetona!
Te me fai vegnir l'infarto (maledetta scoreggiona mi fai venire l'infarto)››.
A metà strada il ponte sembrò scaricare di sotto l'ingrato peso, si mise a mugolare e ad emettere cigolii strani. La Pierona si vide morta, ma il Girolamo teneva duro e tirava.
Venne un ragazzo robusto ad aiutare l'uomo, lo prese per un braccio e assieme riuscirono finalmente a tirare la donna sull'altra sponda, tra le esultanze della gente.
Il viaggio proseguì no al Santuario e all'arrivo si divisero i compiti: alcune donne prepararono la grossa polenta e riscaldarono gli arrosti; qualcuno sistemò un grande lenzuolo sul prato da usare come tavola.
Il Girolamo disse:
«Andiamo a sentire la Messa, ringraziate la Madonna che non si è annegato nessuno e chiedete la sua protezione per il ritorno››.
Arrivò il momento del rientro e quando arrivarono al famoso ponte di legno la paura invase di nuovo tutti.
L'Avisio era in piena; la sua corrente portava cespugli e faceva rotolare grossi sassi con enorme frastuono.
«Ascoltatemi››, disse il Girolamo, «quando il torrente è così rabbioso la “Donna dagli occhi di ghiaccio” è ancora più pericolosa. Guai a voi se guardate l'acqua, cadere vuol dire annegare! Dovete guardare solo la schiena o il culo di chi vi sta davanti. Ora disponetevi come all'andata, piano, senza fare confusione››.
Giovani e ragazze lo attraversarono quasi di corsa. Mia madre a sentire quell'orrendo rumore era terrorizzata; mi prese per un braccio, melo strinse, poi avanzò lentamente; io chiusi gli occhi. Le donne, quelle più anziane piangevano, alcune recitavano preghiere, mentre il vecchio Arnaldo creava scompiglio: avanzò per un tratto, poi fece un enorme starnuto che fece tremare il ponte.
«Maledetto tabaccone››, gli dissero, «fai crollare il ponte!
Passerai per ultimo, così impari a fare il furbo con il tuo tabacco da naso››.
Erano tutti rabbiosi per lo spavento. Rimaneva la Pierona. La legarono bene, poi il Girolamo la guardò fissamente negli occhi:
«Nell'andata mi hai fatto morire con il tuo petone, se ne farai un altro ti butto nel torrente».
La Pierona si mise a piangere disperatamente, tremava tutta.
«No, no , mi tratterrò››, disse con la voce tremolante.
Si misero in due: il Girolamo tirava, mentre un giovane la spingeva per le natiche.
Quando arrivarono dall'altra parte, la Pierona dalla contentezza fece una scoreggia orrenda, quasi un lungo ululato. I cani del paese di sopra abbaiarono, spaventati.
La paura a lungo trattenuta si trasformò in una grande ilarità. Il più vecchio della compagnia tirò fuori dallo zaino un paio di bottiglie di acquavite.
<<Le ho tenute di riserva, sperando che tutto andasse
bene. Dobbiamo festeggiare, non si è annegato nessuno.
Domani tornerò con delle assi e dei chiodi e vedr di fare qualche riparazione».
Le passò in giro. Evaporarono in un attimo e Girolamo disse:
«Alla nostra amica Pierona è andata bene questa volta, ma dovrà fare una dieta ferrea. Ci vedremo il prossimo anno. Se il cuore regge!››

 

Testo: Raffaelli

Immagini: Andrea Mattevi