Le sette bocce d'oro del Doss Venticcia

Tanti anni orsono un brutto ceffo, che si faceva vedere in giro con un gran cappellaccio scuro calato sugli occhi, perseguitava di continuo la gente di Segonzano.
Il malvagio, ad esempio, era solito inseguire i pastori, assalirli nei pressi del Doss Venticcia e sottrarre loro una o due pecorelle per ucciderle senza alcuna ragione! Oppure si intrufolava nell'osteria del paese e abbindolava qualche giovane, che abbandonava la sua casa, il suo lavoro e la sua bella, per seguire quel misterioso essere.
Di quei poveri ragazzi non si sapeva più nulla e la gente sussurrava che fossero stati uccisi e mangiati dal mostro! Un giorno l”assemblea dei capifamiglia decise di porre rimedio alla situazione sempre più drammatica: venne fatta una colletta tra tutte le famiglie di Segonzano e dei villaggi vicini e col denaro ricavato furono commissionate sette belle bocce d”oro massiccio.

“Le porteremo questa sera stessa in vetta al Doss Venticcia” - disse il capo-comune di Segonzano quando gli vennero consegnate le bocce d'oro, “e le doneremo al dio che vive lassù, affinché ci liberi dalla presenza di quello sciagurato!” Il fatto è che poco dopo cominciò a piovere forte e si decise di rinviare al giorno successivo la processione al Doss Venticcia.

Quella notte un'ombra si aggirò furtiva tra le case di Segonzano: era il misterioso uomo col cappellaccio calato sugli occhi che, individuata la casa del capo-comune, vi penetrò di soppiatto e, coperto dai rumori dei tuoni, rubò il tesoro così faticosamente messo insieme. Quindi l'ombra si perse nel buio della foresta. Al mattino sul povero paese piombarono la disperazione, lo scoramento e la rassegnazione! Comunque, visti inutili i tentativi di guadagnarsi l'amicizia del dio del Venticcia, la gente di Segonzano s'impose di essere più prudente: ai pastori e ai contadini vennero affiancati gruppi di giovani armati, mentre l'osteria fu presidiata giorno e notte dalle guardie, per impedire al losco figuro di combinarne ancora qualcuna delle sue. Quando Dio volle, venne anche il giorno della vendetta e vi lascio immaginare la gioia di quelli di Segonzano, quando alcuni ragazzi robusti, che avevano avuto l'incarico di proteggere i pastori e le loro greggi, giunsero sulla piazza portando con sé il perdo mostro ben legato con grosse corde! L'essere viscido, accortosi che l'intera popolazione si stava raggruppando in piazza, cominciò a divincolarsi con tutte le sue forze. I giovani riuscirono a stento a trattenerlo, ma non poterono evitare che un braccio sgusciasse al di sotto della corda e... l'omaccio afferrò il suo cappello e lo lanciò in aria facendolo volare lontano lontano, in direzione del Doss Venticcia; dopo di che sparì in una nuvola di fumo che odorava di zolfo!
Ci volle un bel po' prima che quelli di Segonzano si riavessero dallo spavento e solo allora corsero sul colle per vedere che fine avesse fatto il copricapo buttato via dal Diavolo. Trovarono soltanto un grosso macigno a forma di cappello, che nessuno aveva mai visto prima, gettato quasi per caso in mezzo al bosco. E sotto a quel masso, continua la leggenda, doveva essere nascosto il favoloso tesoro delle sette bocce d'oro... Lo cercarono in molti, ma nessuno le trovò.

Soltanto un tale di Teaio, che salì al Venticcia nella notte di Natale e si mise a scavare tutto attorno, urtò col suo piccone qualcosa di duro, di metallico. - Le gh'è... le gh'è.“ - urlò lo sciocco, dimenticandosi che quando trovi un tesoro devi fare assoluto silenzio, altrimenti...

Le sette palle preziose sprofondarono al centro della Terra e mai più nessuno poté recuperale.

 

Mauro Neri