Il carnevale dei diavoli

L’appuntamento era verso sera, alle Marinolde, naturalmente tutti in maschera! Come a ogni carnevale, i giovani di San Bernardo avevano organizzato una serata di ballo alla quale potevano partecipare ragazzi e ragazze dei paesini attorno, purché ognuno si sbizzarrisse nel confezionarsi la maschera più strana e orripilante.

 

E quell’anno la gioventù della valle aveva veramente superato sé stessa. Quando, infatti, quelli di San Bernardo giunsero sul far della sera alle Marinolde, ad attenderli trovarono un bel gruppo di maschere che mettevano paura al solo vederle: draghi vestiti di verde, galli infuriati che soffiavano fumo dalle narici, civette dai grandi occhi freddi e satanici, streghe zoppicanti che ululavano bestemmie mai udite, musi di asino dagli occhi rossi e dalle lunghe orecchie cascanti, orchi assassini, con vipere aggrovigliate al posto dei capelli, dame virtuose che puzzavano di stalla, mostri con lingue guizzanti.

 

“Questa volta ci hanno presi in parola, gli amici dei paesi vicini” si dissero piuttosto inquieti quelli di San Bernardo, che comunque diedero il via alle danze. Certo, per i ragazzi era un problema ballare avvinghiati ora a una strega, ora a una gentile dama che odorava di letame. E che dire delle ragazze, costrette a essere gentili con orchi, galli e mostri raccapriccianti? «Se questa è una festa di carnevale – si disse più d’uno dei poveretti, – spero che venga presto Quaresima!››.

 

A un certo punto della serata, un giovane di San Bernardo inciampò per sbaglio nel mantello della civetta con cui stava danzando e… un urlò gettò lo sconcerto nella compagnia: tutti si voltarono verso l’amico che aveva gridato e videro lì, tra le sue braccia, un diavolo con zampe di capra al posto dei piedi! Un diavolo con la maschera da civetta! Come se quello fosse stato l’ordine tanto atteso, anche le altre maschere si denudarono e… diavoli, streghe e stregoni assalirono i malcapitati di San Bernardo, che per fortuna trovarono la forza di reagire e si misero a correre giù per i prati.

 

”Al bivio! Tutti al bivio!” urlò quello che doveva essere il capo della compagnia. “Venite con me… fate presto, ché quelli ci stanno raggiungendo!” Giunti al bivio, le ragazze e i ragazzi di San Bernardo si fermarono, raggruppandosi tutti ai piedi di un grande crocifisso, messo lì da mani antiche per confortare i viandanti e i contadini di passaggio.

 

Alla vista di quel segno sacro, diavoli, streghe e stregoni si fermarono di botto e sparirono in una vampata di fuoco. Da quell’anno il carnevale in valle venne celebrato, sì, con danze e feste e tutti erano invitati purché non si presentassero con una maschera sul volto!

 


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