el caregon del padreterno

Il Monte Pelmo è una delle vette più maestose delle Dolomiti, con la sua cima principale che tocca i 3168 metri sul livello del mare. Fu il primo dei Monti Pallidi ad essere scalato, nel 1857. L'impresa si deve allo scienziato naturalista John Ball, accompagnato da una guida locale. I due partirono da Borca di Cadore all”alba di una bella giornata di inizio settembre e, giunti alle pendici del Pelmo, individuarono una grande cengia che attraversa la parete est. Le difficoltà e i pericoli, anche considerata l”attrezzatura dell'epoca, non furono pochi. In particolare un cornicione poi divenuto famoso, il “passo del gatto”, che deve il proprio nome al fatto che i due alpinisti lo superarono carponi, come gatti. Arrivarono quindi al vallone centrale e lo percorsero fino a raggiungere un ghiacciaio, oggi ormai scomparso per lasciare il posto a un pianoro con diversi minuscoli laghi. E a causa di questo vallone che il Pelmo viene chiamato El Caregòn del Padreterno. Secondo una leggenda, creando il Cristallo e le Tofane, il Pomagagnòn e la Rocchetta, l'Antelao e il Sorapis e le mille altre cime del Cadore, il buon Dio ci mise tanta foga che lavorò notte e giorno, senza posa, entusiasmato dalla bellezza delle maestose vette che nascevano dalle sue mani. Infine, esausto, pensò bene di riposarsi. Ma dove mettersi a sedere, per poter ammirare tutto il lavoro che aveva compiuto fino a quel momento? Un ultimo sforzo e Dio creò il Pelmo, fatto in modo che Lui, il Padre Eterno, potesse comodamente sedersi per gustare la bellezza delle montagne. Ma il suo grande nemico, Satana, non stava certo dormendo. Nascosto dietro l'Antelao, spiava le mosse del Creatore e si arrovellava per trovare il modo di creare egli stesso una vetta ancora più imponente. Si diede ad ammassare roccia e terra, ma per quanto facesse i materiali che andava accumulando alla rinfusa continuavano a crollare e a franare. Ben presto Satana si stancò di quell'ingrata fatica, i cui risultati lo umiliavano più che mai e dimostravano ancora una volta la sua inferiorità. Con un gran calcio pieno di rabbia, fece precipitare una gigantesca boa dalla sommità della montagna. Terra, enormi massi di pietra, alberi precipitarono lungo il ripido pendio, fermandosi in fondo alla Valle d'Oten con un fragore spaventoso. Il buon Dio scosse la testa, amareggiato. Contemplò a lungo le cime, ammirando l'emozionante spettacolo dell'enrosadira che al tramonto tinge di porpora le vette, poi si alzò dal suo Caregòn e se ne andò. Nei paesi della Val Zoldana si racconta, nelle sere a filò, come il Padre Eterno sia tornato molte altre volte a sedersi sul trono del Pelmo, per godersi uno degli spettacoli più belli dell'intero creato.