il drago dei bagni di valgranda

Nel Comelico Superiore, l’ultimo lembo del Cadore ai confini con la Val Pusteria, c’è un monte dal nome curioso: Cima Bagni. Ai suoi piedi, nella Valgrande, sgorgano le acque di una sorgente, alla quale fin dall’antichità le genti delle vallate circostanti si recavano per trovare rimedio a molte malattie e riconquistare la buona salute. Nell’Ottocento furono erette due costruzioni di legno, destinate ad ospitare chi saliva fin quassù, mentre da pochi anni un nuovo, moderno centro termale offre diverse possibilità terapeutiche. Certo nessuno ricorda più i tempi in cui, ai piedi della Cima Bagni, zampillava una sorgente come tante, limpida e fresca, le cui acque profumavano di muschio e di resina di abete, ma senza nessuna particolare qualità medicamentosa. Se non fosse stato per il drago che abitava in un vallone poco distante, mai le acque cristalline sarebbero divenute quel che sono oggi. Allora, sulle Dolomiti vivevano diversi draghi. Solitari e amanti della tranquillità, sceglievano dirupi poco frequentati dagli uomini e sonnecchiavano all’ingresso delle grotte dove custodivano i loro tesori. Similmente, il nostro drago abitava nella sua tana tra le rocce da centinaia di anni. Al mattino si sgranchiva le ali volando sopra i prati della valle, mangiucchiava qualche tenero rametto di larice e se ne tornava a dormicchiare davanti ala sua grotta, crogiolandosi al sole, quando c’era. Non aveva mai dato fastidio a nessuno e pochissimi l”avevano avvi- stato nei suoi rari voli sopra le valli vicine, scambiando i suoi larghi cerchi nel cielo per quelli di una grande aquila. Un mattino, mentre il drago si avviava con lenti battiti d’ali verso la sorgente per rinfrescarsi, ebbe una sorpresa: nella polla c’era qualcuno, una fanciulla, che cantando giocava nell”acqua. ll drago, prima di essere scorto, calò in una radura vicina e si mise a osservarla tra gli abeti. La bella uscì dall”acqua, si rivestì e in quel momento il drago si accorse che aveva, al posto dei piedi, degli zoccoli. “Dunque” pensò, “non è una figlia degli uomini, ma un’anguana”. “Esci di li, ti ho visto!” esclamò la fanciulla, voltandosi verso il bosco.“Come hai fatto? Mi ero nascosto così bene…”. La fata scoppiò in una risata allegra. “Ho sentito il tuo odore” rispose. “Davvero?  ho un odore sgradevole?” domandò il drago, imbarazzato. “Non direi. Odore di zolfo, semplicemente”. Una parola tira l’altra e i due fecero presto amicizia. Passarono la mattinata stesi al sole e il drago, che a suo modo era un poeta, recitò all’anguana i sonetti più toccanti, ballate spiritose e romantiche liriche. Lei gli raccontò le fiabe più antiche, che parlavano degli abitanti dei ghiacciai e della regina delle vette innevate, dei nani minatori, delle guerre e dei tornei tra impavidi guerrieri dei tempi andati. Il drago trascorreva le ore della sera e della notte inattesa dello spuntare del giorno, quando avrebbe incontrato la sua amica. E, ‘con il passare delle settimane, l’idea di trascorrere anche solo poche ore senza di lei gli riusciva insopportabile. Un bel giorno si decise e andò alla sorgente tutto trepidante. “Che succede?” gli domandò lei. “Ci ho pensato tutta la notte” cominciò il drago, impacciato. “Non ho mai avuto un’amica come te e…beh… ti amo. Vorresti sposarmi?”. L’anguna scoppiò in una risata. “Amico mio” rispose, “tu sei un drago sputafuoco, io una fata delle acque. Come potremmo mai essere marito e moglie?”. Il drago ci rimase male e se ne tornò alla sua grotta, mortificato e tristissimo. Il mattino dopo si recò come sempre alla sorgente, sperando d”incontrarla ancora, ma lei non c’era. La aspettò fino al tramonto, e il giorno seguente di nuovo, ma non la rivide mai più. Quando infine comprese che lei non sarebbe mai più tornata, scoppiò a piangere rumorosamente, disperatamente, e mentre singhiozzava dalla bocca gli uscivano vampate di fuoco e nuvole di zolfo, che impregnarono le rocce della montagna per chilometri. L’acqua della sorgente conservò per secoli un caratteristico odoraccio, e fu allora che gli abitanti delle valli circostanti scoprirono le sue qualità salutari. A poco a poco la puzza di zolfo si disperse fino a sparire, ma le qualità termali della sorgente sono rimaste fino ai nostri giorni. Quanto al drago, di lui non si seppe più nulla. Probabilmente se ne volò fino ai Carpazi, dove vivono molti della sua specie.