i giorni della merla

I giorni 29 -30 -31 Gennaio sono detti “i giorni della merla” per una storia particolare. Verso fine gennaio, quando i raggi del sole intiepidivano l’aria e facevano presagire che l’inverno si fosse allontanato, nei prati e sugli alberi si avvertiva il risveglio della natura. Anche gli uomini sembravano più allegri al pensiero che il gelo stesse abbandonando la terra. l ceppi sul focolare scoppiettavano ancora riscaldando le stanze fredde delle case, ma in fondo all’animo le persone sentivano che dopo poco tempo avrebbero potuto iniziare ad uscire e ad occuparsi del lavoro nei campi. Il vecchio Simone guardava fuori dalla finestra della sua abitazione, a Luserna, i merli che cinguettavano e giocavano fra loro. Gli uccelli si rincorrevano, saltellavano e con brevi voli si appollaiavano sulle recinzioni dell’orticello. Erano festosi e rallegravano il cuore dell’uomo. Dovete sapere che in quei tempi lontani, il piumaggio dei merli non era nero come adesso, bensì bianco candido. Simone chiamò l’anziana moglie: – Vieni a vedere come giocano i merli, forse sta arrivando la Primavera! Che dici? Se il clima lo permette, domani andiamo a raccogliere un po’ di legna nel boschetto. – Sembrerebbe proprio di sì. – rispose Rosetta curiosando fuori, alle spalle del marito. – Ormai la legnaia si sta esaurendo e aggiungerci qualche pezzo di faggio o d’abete non sarebbe sbagliato. Una piccola merla si era appoggiata sul davanzale e con gesti vezzosi saltellava qua e là. – Guarda che carina. Sembra proprio che voglia dirci quanto è felice per il tepore che emana il sole. – Simone sorrideva dicendo questo ed era incantato dall’allegria che trasmetteva il piccolo volatile. Sui prati c’erano macchie di neve che stavano pian piano sparendo. L’inverno pareva proprio se ne stesse andando. Il sole accarezzava alberi e animali infondendo ottimismo nelle persone. Gennaio, invece, era proprio seccato della felicità degli abitanti del paese, ma soprattutto dei cinguettii e dei balli degli uccelli. – Possibile, – diceva- non sono ancora finito e uomini e merli già si rallegrano del fatto che stia arrivando Febbraio! Mi sembra un po’ troppo. Ora li aggiusto io! La sera del 28, Gennaio scatenò una bufera di neve su tutto il territorio di Luserna. La temperatura calò repentinamente di almeno dieci gradi andando sotto lo zero. Il gelo ghiacciò le pozze d’acqua e i primi fili d’erba si coprirono di una nuova coltre bianca. Simone e Rosetta quella notte aggiunsero più braci alla “fogara” e misero sul letto un’altra coperta. La mattina dopo accesero il fuoco di buon’ora per rendere accettabile la temperatura in cucina. I vetri erano ricamati dal ghiaccio e Simone li aveva “grattati ” con una spatola per veder fuori. – Guarda Rosetta è tornato l’inverno. Abbiamo parlato troppo presto. Sarà caduto mezzo metro di neve! Gli uccelli avevano smesso di cantare e danzare. La merla, che aveva rallegrato con la sua danza la coppia di sposi, si rifugiò in una rientranza del loro comignolo tanto era intirizzita dal freddo. Restò lì tre giorni, il 29, il 30 e il 31 Gennaio; tanto quanto durò il freddo intenso. Il primo di Febbraio, sentendo che la temperatura si era alzata, uscì dal suo cantuccio e si accorse che le piume le erano diventate nere per colpa della fuliggine del camino. La merla allarmata, si rotolò nella neve, si strofinò sulla corteccia degli alberi, ma non ci fu nulla da fare. Quel colore le restò indelebile. Quando si schiusero le prime uova che aveva deposto dopo l’Inverno, ne uscirono degli uccellini con il piumaggio scuro. Fu così che trasmise quel colore ai suoi discendenti e i merli sono da allora neri come il carbone. Gennaio si vendicò dell’esuberante contentezza dei volatili per la sua fine imminente. Da quella volta, negli ultimi giorni del mese, fa calare sulla terra le temperature più gelide di tutto l’inverno. Per ricordare questa storia, i tre giorni di fine Gennaio vengono chiamati”i giorni della merla”. Quindi non è proprio il caso di festeggiare a Gennaio la fine dell’inverno, ma di aspettare il 2 Febbraio, giorno della Candelora. Difattic’è un vecchio proverbio veneto che recita: “Giorno dela Candelora de l’Inverno semo fora”.