I DOCUMENTI STORICI ATTESTANTI DUECENTO ANNI DI STORIA DI UN FRUTTO DIMENTICATO

LA ROSSARA ATTRAVERSO IL TEMPO

 

1817: risale a questo anno il primo documento che cita la nostra castagna. Si tratta di un editto pubblicato sul “Foglio di annunzj del privilegiato messaggere tirolese” nel quale si parla di un appezzamento messo ad incanto nella località “agli Orti” di Lona di Pinè, odierna Lona-Lases (TN), paese confinante con Albiano; riteniamo interessante il fatto che in questo documento è riportato come è proprio la presenza della castagna rossara ad aumentare il valore economico del campo in questione.

 

1852: è l'anno in cui viene pubblicato il primo capitolo della “Statistica del Trentino” dell'umanista e naturalista Agostino Perini, nel quale la castagna rossara viene descritta, insieme al marrone e al selvatico, come una delle tre varietà di castagna tipiche del Trentino.

 

1857: Francesco Ambrosi, membro della società botanica di Francia, ha descritto nella sua opera “Flora del tirolo meridionale” il castagno, sottolineando come “il Castagno domestico offre non poche varietà, ed appresso di noi le più apprezzate sono la rossara ed il marrone”.

 

1888“Pomologischer Katalog der Reichs-Obst-Ausstellung”opera di 14 volumi stampata a Vienna nel 1888 e dedicata all'imperatore austro-ungarico Franz Josef I, riserva una parte ai frutti del Tirolo italiano; in uno dei sui capitoli viene descritta la “Avisiothal”, cioè la valle del torrente Avisio, attuale Val di Cembra, dove si trova Albiano. Qui vengono descritte le principali varietà di frutti coltivati, tra questi vengono menzionati, alla pari, i marroni e le rossare, queste ultime sono descritte come di ottima qualità. in una tabella, posizionata in fondo al capitolo, è riportata la produzione di frutta del Tirolo italiano, nella quale si nota come la “Avisiothal” era la principale produttrice di castagne, e queste erano tra i frutti meglio pagati.

 

1893: viene dato alle stampe a Vienna “Die Osterreisch-ungarische monarchie in word un bild”, ovvero "la monarchia Austroungarica in parole ed immagini". In questo trattato sono descritte le principali varietà di castagne: la rossara, più chiara, ed il marrone, più scuro.

 

1925: nel dizionario toponomastico tridentino contenuto nel“Archivio per l'Alto Adige con Ampezzo e Livinallongo”, è presente un elenco di merci e alimenti commercializzati all'estero, e tra queste è presente anche la castagna rossara. 

 

1937: in “Trentino. Rivista fondata dalla Legione trentina” Enrico Gambassi ha dedicato un articolo dai toni poetici, ma con rigore statistico e toni elogiativi tipici dell'epoca, al “italico albero del pane”, cioè il castagno. Lo descrive sia nella sua forma popolare che in termini tecnici e statistici. Gambassi, riprendendo il Perini (1852), aggiunge che “frutta particolarmente pregiata destinata all'estero viene fornita [anche] dal comune di Albiano.”

 

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2011: la rossara sparisce per ottant'anni. Ritorna ne"Il castagno e il noce nella provincia di Trento”, progetto editoriale promosso dalla PAT-Assessorato all'agricoltura(...), viene svolta un'analisi approfondita della pianta di castagno trentino e dei suoi frutti. Ne viene raccontata la storia,le ricette e la coltivazione. In questo elaborato la rossara viene descritta come “intermedio”, inserito tra franco e marza, come impollinante.

 

2010/2013: nell'”Elaborato delle regioni sulla castanicoltura territoriale” promosso dal Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali la rossara viene solo citata come ecotipo presente sul territorio trentino, ma per la quale non è stato fatto un lavoro di caratterizzazione.

 

Da quanto abbiamo appreso dalla memoria storica dei castanicoltori della zona e da quanto abbiamo capito dalla ricerca svolta, la rossara era un tempo coltivata e commercializzata anche all'estero, finchè è stata sostituita dal marrone, il quale, essendo più grande, veniva pagato meglio. Per questo motivo le piante di rossara, un tempo sia gentili che innestate su selvatici, vennero reinnestate a marrone.

 

 

La nostra intenzione è quella di riportare sul mercato un frutto così buono e valorizzarlo, investendo i soldi della vendita nella sua caratterizzazione e salvaguardia.